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Dialogo con Aviv Shapira: tecnologia sportiva e partnership tra aziende e start-up

Fungai Alexander Mapondera
27/01/2020
2 min read

Avventure in telepresenza

Nel 2016, il due volte vincitore di un Emmy Award Aviv Shapira e i suoi partner hanno ceduto la start-up di tecnologia sportiva Replay a Intel. È stato il culmine di un viaggio straordinario, iniziato con un’idea nata in un pub di Londra: riuscire a guardare una partita di calcio con gli occhi del giocatore.

In vista del Day of Innovation 3.0, in cui Aviv Shapira presenterà un intervento chiave, Infront lo ha incontrato per discutere delle partnership tra aziende e start-up, del futuro della tecnologia sportiva e della sua ultima iniziativa XTEND.

Quali sono gli ingredienti di una start-up di successo?

Il team è tutto. Tutte le mie società sono partite da un team prima ancora che da un’idea. Credo nel lavoro di squadra. Dopo il team, il secondo aspetto più importante è che il prodotto sia adatto al mercato. Occorre anche preventivare che il 99 per cento delle volte la risposta sarà: “Non è una buona idea”. Ma io non accetto un “no” come risposta.

In che modo le start-up e le società dovrebbero avvicinarsi alle partnership?

Credo in una metodologia basata su un ecosistema – la start-up ha bisogno della grande azienda e la grande azienda ha bisogno della start-up. Entrambe devono trarne vantaggio. Le start-up devono essere prudenti e attente alla proprietà intellettuale – e impegnarsi gradualmente su entrambi i fronti. Le aziende devono lasciar agire liberamente le start-up e osservare come operano prima di apportare un qualsiasi cambiamento perché le start-up – quelle di successo – sono macchine ben oliate e una modifica potrebbe distruggerle.

Perché ha scelto il mercato sportivo per lanciare una start-up come Replay?

Il mercato sportivo non è stata una scelta casuale. Il mercato della tecnologia sportiva è un banco di prova pionieristico – gli operatori di questo mercato possono adottare una tecnologia non ancora completamente collaudata e testarla sul campo.

Come concepisce la “telepresenza digitale”?

Lo scopo di Replay era consentire di guardare la partita da ogni angolazione. Con XTEND sistemiamo una macchina in una postazione remota e usiamo la tecnologia della realtà virtuale e la rete 5G o 4G: si può controllare la macchina e trasferire la maggior parte dei dati dalla macchina all’uomo; l’esperienza è talmente straordinaria da poter credere di essere realmente sul posto.

Per XTEND abbiamo una soluzione davvero innovativa: il cameraman si trova all’interno della telecamera e può volare molto facilmente e in sicurezza a velocità incredibili, fino a 100-150 miglia all’ora; in questo modo può riprendere gare automobilistiche, di sci e di surf di ogni genere. Possiamo creare contenuti sorprendenti, perciò intravedo un potenziale per noi in ambito sportivo... ma necessitiamo di un ottimo partner. Ne abbiamo parlato con Infront – intravediamo la possibilità di una futura collaborazione.

 

Quali tendenze tecnologiche influenzeranno il futuro degli sport?

L’esperienza dei tifosi, la personalizzazione, un consumo sportivo più efficiente e la visualizzazione come storytelling – un coinvolgimento nella partita che va al di là delle tattiche e dei punti. Vedo anche aziende come WSC che permettono di guardare tre partite in dieci minuti. Questa è la direzione verso cui va il mondo: verso una tecnologia che consente di fruire dello sport in tempi ridotti.

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